Don Agostino Pellegrino

      Don Pellegrino nacque a Boves da umile famiglia il 9 agosto 1882 e fu battezzato, come era usanza allora, il giorno dopo 10 agosto. Orfano della mamma in giovane età, entrò in Seminario il 7 ottobre 1896 e il 21 luglio 1901 in Boves, prese l’abito clericale con altri suoi compagni.
Pur non essendo portato per gli studi si applicò molto e non perse un anno di studio.
Molto umilmente riconosceva questa difficoltà dicendo” Ho fatto tutto quello che ho potuto ma Agostino è solo capace di fare così!”
Il 17 ottobre 1907 venne ordinato sacerdote nella cattedrale di Cuneo dal Vescovo Mons. Andrea Fiore. Come consuetudine di quei tempi, passò 2 anni di perfezionamento nel Convitto Ecclesiastico di Cuneo. Da lì fu mandato come viceparroco a Vinadio dove rimase dal 1909 al 1911 per poi essere chiamato come vicecurato nella Cattedrale di Cuneo fino al 3 luglio 1913.
Il 4 luglio dello stesso anno don Pellegrino veniva inviato nella Parrocchia di S.Lorenzo di Fontanelle appena eretta il 2 giugno 1913.
Così il 28 giugno 1914 Don Pellegrino divenne il nostro primo Arciprete con l’investitura canonica!
Appena arrivato si rimboccò le maniche e si diede da fare come il suo carattere di uomo attivo e solerte, animato da una ferrea fede, richiedeva.
Nella nuova parrocchia fu prodigo di idee: fece collocare una grande croce al confine con Borgo,costituì la “Compagnia dei Luigini”, delle “Figlie di Maria”, la “Confraternita degli Uomini e delle Donne”,eresse il “Terz’Ordine di S.Francesco” e promosse le Associazioni di Azione Cattolica.
Nel 1917 fu per alcuni mesi militare ad Alessandria ma presto tornò alla sua parrocchia.
Dal 1918 al 1920 fu uno dei membri più attivi della benemerita “Congregazione dei Missionari Religiosi”.
Egli non pensava solo alla salute delle anime dei suoi parrocchiani, come un buon padre viveva e condivideva i loro problemi. Durante uno sciopero delle filatrici del cotonificio di Fontanelle, peraltro senza alcuna manifestazione violenta, Don Pellegrino riuscì, con la sua mediazione ,a mettere d’accordo il padrone sig.Pirinoli e le scioperanti. Si adoperò molto perché operai ed operaie si iscrivessero al “Sindacato Tessile Italiano”, di chiara matrice cattolica-sociale. Fin dal 1913, quando venne a Fontanelle, ritenne che “la chiesa vecchia” non era adeguata per i suoi parrocchiani e nella sua testa già ronzava l’idea di costruirne una nuova. A questo punto parlando di Don Agostino Pellegrino e del grandioso Santuario delle Regina della Pace di Fontanelle tutto si intreccia in un unico racconto che riportiamo nel prossimo capitolo.
La caratteristica che rende prezioso il Santuario e ne esalta l’origine sta tutto nella fede e nella devozione alla Madonna che aveva il suo fondatore. Egli lo innalzò dal nulla, con l’assoluta mancanza di mezzi materiali e umani che facevano di lui, a giudizio di quanti lo conoscevano, l’uomo meno adatto per affrontare un’impresa del genere.
Eppure i fatti rivelarono che quel piccolo prete era un combattente indomito: caparbio, ostinato, lavorò alacremente per realizzare la nuova Chiesa sacrificando denaro, salute e buon nome. Sì, anche il buon nome, perchè all’inizio del 1927, mentre stavano ultimando il tetto della chiesa, fu pesantemente calunniato con delle lettere anonime e questo lo fece soffrire moltissimo.
Scrisse don Agostino:” Mi fu dato di soffrire. Dico tutto in una parola con Don Bosco ad istruzione di chi volesse cominciare una chiesa, tanto più se intitolata alla Vergine, contro cui il demonio è accanito sempre......”. La sua grande fede e la preghiera lo aiutarono a superare quel periodo tristissimo in cui divenne l’argomento principale delle conversazioni della gente, additato, evitato dalla maggior parte dei parrocchiani più fedeli e i suoi Superiori lo sospesero dalla predicazione.
In casi del genere poi, abitare in un piccolo paese, lo sappiamo bene, non aiuta a trovare conforto!
Ma la Madonna ascoltò le sue preghiere, dopo alcuni lunghi e tristi mesi la verità venne a galla e con un comunicato della Curia Vescovile si dichiarava che “A tutela della reputazione del R.M. Don Pellegrino, Arciprete di Fontanelle, da accurate indagini è risultato non essere egli l’autore degli scritti che gli furono attribuiti” ed il 28 ottobre di quell’anno Mons. Travaini, in chiesa a Fontanelle, conferma pubblicamente tale verità.
A chi chiedeva cosa c’era di miracoloso a Fontanelle, il fratello di don Pellegrino, Mons. Matteo Pellegrino rispondeva:” C’è il Santuario, un autentico miracolo, basti pensare che l’ha costruito mio fratello!” Ma il Signore nella storia, si è servito spesso di persone semplici per manifestarci i suoi disegni ed egli era sicuramente un uomo molto umile e profondamente buono.
Mons. Alfonso Maria Riberi fu delegato dal Vescovo come revisore ecclesiastico del bollettino parrocchiale” Eco di Fontanelle”,spesso dovette correggere scritti non proprio teologici, buttati giù con troppa foga! Mai Don Pellegrino si lamentò, anzi gli fu sempre molto riconoscente per la sua assistenza e i consigli e lo volle al suo fianco come amministratore del Santuario.
Negli ultimi vent’anni della sua vita non si risparmiò, lavorò con solerzia in mezzo a mille difficoltà alla costruzione del Santuario, al reperimento dei soldi e all’accoglienza dei pellegrini che fin dall’inizio accorsero numerosi. La sua salute ne patì, il suo cuore affaticato lo obbligò nel 1941 a ritirarsi “ nunc dimittis”, nella sua cameretta, condizione per lui molto triste perché non poteva più seguire i lavori direttamente.
Morì venerdì 17 dicembre 43, all’una e trenta di notte, a soli 61 anni di età.
Dopo il commovente funerale celebrato il 20 dicembre, venne tumulato per concessione superiore,a sinistra dell’entrata del Santuario e qui rimase fino alla domenica 5 settembre 1954 dove fu spostato nella tomba posta ai piedi del grande dipinto nel transetto, dove riposa tuttora.

( a cura di Cinzia Racca)

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